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Eventi post-operatori nell’embolizzazione delle arterie prostatiche

Questo articolo continua dal precedente “complicazioni intraoperatorie“. Oggi ci concentriamo sulle complicazioni post-operatorie nell’embolizzazione delle arterie prostatiche: Disuria (9%), Infezione urinaria (7,6%), Ematuria macroscopica (5,6%), Ematospermia (0,5%), Sanguinamento rettale(2,5%), Ritenzione urinaria acuta (1%).

Il processo infiammatorio che si mette in movimento dopo l’embolizzazione è il responsabile della maggiore parte dei sintomi; le strutture viscerali profonde sono sensibili alla infiammazione e rispondono con un dolore profondo, per attivazione delle fibre sensitive viscerali, diffuso, non localizzato, percepito molte volte come un bruciore.

Un antidolorifico, più o meno blando, sarà in grado di controllare questo fenomeno.

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Embolizzazione prostata complicazioni intraoperatorie

Questo articolo segue dal precedente “Prostata effetti collaterali intervento” e riguarda le possibili complicazioni intraoperatorie.

Le problematiche legate all’accesso vascolare (ematoma, pseudoaneurisma, dissezione in fase di ingresso della guida) dipendono da una scarsa esperienza dell’operatore.

Vista l’importanza dell’intervento, la puntura dell’arteria dovrebbe essere effettuata con la guida ecografica, per limitare gli eventi avversi, pungendo solo la parete anteriore dell’arteria e in sicurezza (con questo sistema d’ingresso si evita di pungere dove sono presenti placche arteriosclerotiche, fonte di embolizzazione distale).

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Prostata effetti collaterali intervento

Come ogni intervento, anche questo presenta possibili effetti collaterali e eventi avversi.

I primi, gli effetti collaterali, sono situazioni inaspettate, prodotti indirettamente da un’azione diretta verso un altro scopo, ma che sono facilmente e rapidamente risolvibili, con o senza un supporto farmacologico.

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I vantaggi della radiologia interventistica nell’iperplasia prostatica benigna


Vantaggi della Radiologia Interventistica nell’iperplasia prostatica –

I vantaggi della Radiologia Interventistica nell’iperplasia prostatica benigna tramite embolizzazione delle arterie prostatiche, rispetto alle tante soluzioni chirurgiche sono numerosi:

L’intervento è eseguibile in anestesia locale e con una sedazione, diminuendo l’impatto dell’anestesia su questi pazienti già compromessi dal punto di vista cardiaco e respiratorio.

Prevede un accesso femorale o brachiale, con una degenza limitata a 1 o 2 giorni (più per il controllo dell’accesso arterioso, che per una sintomatologia legata all’intervento); questo contribuisce ad una minore ospedalizzazione.

Comporta l’abbandono quasi immediato della terapia precedente.

Il posizionamento del catetere vescicale, molto utile per l’intervento, non comporta la sua permanenza anche dopo; viceversa, nei casi di portatori di cateteri vescicali a permanenza, la loro rimozione è programmabile dopo 15 giorni.

Il successo tecnico è elevato: compreso tra il 75 e il 100%.

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Embolizzazione arterie prostatiche: aspetti tecnici

L’intervento di embolizzazione delle arterie prostatiche è uno dei più complessi nell’ambito della radiologia interventistica.

Le arterie prostatiche presentano una discreta variabilità anatomica e hanno strette connessioni con gli organi adiacenti (retto, pene, vescica), per cui è possibile causare effetti collaterali non desiderati, anche importanti.

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Iperplasia prostatica benigna: l’embolizzazione delle arterie prostatiche

Nell’ultimo decennio è stata presentata l’opzione dell’embolizzazione delle arterie prostatiche per trattare l’ipertrofia prostatica benigna e i sintomi da essa derivanti.

Il principio su cui si basa è quello di arrestare il rifornimento arterioso all’adenoma prostatico, interrompendo il circolo che sostiene la proliferazione cellulare.

Ha dimostrato di essere in grado di diminuire il volume della ghiandola, quel tanto da essere sufficiente a risolvere la sintomatologia e a migliorare la qualità della vita, in un modo molto più sicuro dei trattamenti chirurgici.

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Iperplasia prostatica benigna: sintomi e soluzioni proposte

Introduzione

L’iperplasia prostatica benigna è una malattia del sesso maschile, con una prevalenza del 50% nei soggetti oltre i 60-70 anni, che arriva l’80% oltre tali limiti di età.

E’ caratterizzata da una proliferazione delle cellule muscolari lisce, che determinano un aumento dimensionale della ghiandola. Questo comporta la progressiva comparsa di sintomi irritativi ed ostruttivi, che vengono compresi nella sindrome delle basse vie urinarie.

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Stravaso da mezzo di contrasto

Lo stravaso di mezzo di contrasto iodato, definita come la fuoriuscita non desiderata del mezzo di contrasto iodato dal torrente circolatorio è una complicazione accidentale nota delle indagini radiologiche effettuate con l’impiego di mezzo di contrasto, quali la Tc e la RM.
Essendo un evento sostanzialmente raro, la letteratura nazionale ed internazionale relativa allo stravaso da mezzo di contrasto è nettamente inferiore rispetto a quella riguardante quello degli agenti neoplastici, non tanto per una minore incidenza, ma per la maggiore nocività degli antiblastici e per il minore danno che obiettivamente produce il mezzo di contrasto. Pur essendo così poco numeroso, è un evento potenzialmente serio dal punto di vista clinico, in relazione alla quantità di mezzo di contrasto stravasato e alle caratteristiche del paziente .
Sono scarse le linee guida aziendali o della società di Radiologia sui comportamenti da attuare.

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Embolizzazione dei fibromi uterini

I fibromi uterini, o miomi,  sono tumori benigni delle cellule muscolari liscie dell’utero. La Radiologia Interventistica propone un metodo mininvasivo per trattare i fibromi uterini: l’embolizzazione dei fibromi uterini.

Tutti sono abbondantemente irrorati e vascolarizzati;

Sulla base della localizzazione  negli strati dell’utero sono classificati in: sottosierosi, intramurali e sottomucosi.

i  sottomucosi sono   maggiormente responsabili dei sanguinamenti intensi e copiosi e d’infertilità – gli intramurali  sono maggiormente responsabili dei dolori addominali e delle metrorragie  – i sottosierosi dei sintomi da compressione.

La terapia medica si basa sugli analoghi dell’ormone che rilascia le gonadotropine, per indurre una ovariectomia, o con i progestinici per controllare i fenomeni emorragici;  ha  un  effetto  temporaneo  di  riduzione  del volume   dei  fibromi, in vista della soluzione chirurgica.

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